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Paragrafo 2 .Il Settecento: fra guerra e diplomazia.

     
Con l'esaurirsi della spinta espansionistica francese, in seguito alla
reazione compatta di tutti gli stati europei, fu evidente che  si  era
raggiunto  in Europa un sorprendente equilibrio di forze. Ma  non  per
questo  tacquero  le  armi. Anzi, nella prima  met  del  diciottesimo
secolo  la guerra sarebbe continuata con una virulenza ancora maggiore
che nel passato, estendendosi anche all'America ed all'Asia.
     Gli  attriti,  che  nei secoli precedenti erano  scaturiti  dalle
pretese egemoniche di una sola potenza - fossero quelle dei Borbone  o
degli  Asburgo  -,  o  da contrapposizioni religiose,  nel  Settecento
sorsero   soprattutto   per   problemi,  apparentemente   banali,   di
successione  dinastica, che si sovrapposero agli incessanti  conflitti
per  il  dominio  del  commercio mondiale. Questo cambiamento  non  fu
casuale,  ma  dipese  dal  fiorire in  Europa,  diversamente  che  nel
passato,   di  numerose,  potenti  ed  ambiziose  monarchie  (Francia,
Inghilterra, impero asburgico, Prussia, Svezia e Russia), capaci ormai
di  equivalersi sul piano militare, ed attente ad ogni mossa  politica
delle  rivali.  Il  minimo  tentativo di una  di  esse  di  scardinare
quell'equilibrio,  come la pretesa successione ad  un  trono  vacante,
avrebbe  spinto  le  altre a reagire e a schierarsi  da  una  parte  o
dall'altra,  a  seconda della situazione generale  e  delle  forze  in
campo.
     Fra  la seconda met del Seicento e la prima met del Settecento,
quelle  stesse monarchie, pi forti e meglio organizzate  degli  stati
del passato, imposero alla guerra una nuova strategia.
     Sulle  tracce  di  quello  organizzato da  Luigi  quattordicesimo
(vedi capitolo Uno,
paragrafo  1)  gli  eserciti delle maggiori  potenze  erano  diventati
istituzioni    di    grandi   dimensioni,   stabili,    professionali,
riconoscibili  dalle  divise  e soggetti  ad  una  ferrea  disciplina.
Guidati  da ufficiali usciti dalle nuove accademie militari,  non  pi
composti  da  bande indisciplinate di saccheggiatori  animati  da  odi
religiosi,  tali  eserciti evitavano generalmente  di  affrontarsi  in
campo  aperto, dove sarebbero stati sterminati dalla potenza di  fuoco
dell'artiglieria  e  della  fucileria,  e  si  dedicavano  soprattutto
all'assedio  ed alla paziente conquista delle innumerevoli piazzeforti
militari,  poste nei punti strategici, come in una sorta di  gioco  di
scacchi.
     Anche  la dotazione del singolo soldato and mutando: il  fucile,
pi  leggero  e  maneggevole, sostitu il moschetto, e, con  l'innesto
della baionetta,
     
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     divenne  anche  un'arma  da taglio, ponendo  fine  all'uso  della
picca. Fecero la loro comparsa le granate, bombe a mano innescate  con
miccia  prima  del  lancio, che dettero il nome al  famoso  corpo  dei
"granatieri".
     Ormai  le  operazioni belliche fondamentali  erano  l'assedio  di
piazzeforti e lo scontro fra artiglierie e fanterie mobili  armate  di
fucile,  con  la  cavalleria  usata a sostegno,  secondo  un  tipo  di
strategia  che sarebbe durata, con piccole modifiche, fino alla  prima
guerra mondiale.
     Ma  la  guerra,  costosa ed impopolare, priva  ancora  di  quello
slancio  nazionale  che avrebbe caratterizzato i conflitti  a  partire
dalla  fine del Settecento, non fu l'unico strumento degli  stati  per
risolvere le questioni politiche.
     Nel  corso  del  secolo  diciottesimo, infatti,  i  quadri  della
diplomazia,  dietro  l'impegno di evitare  i  conflitti,  crebbero  di
numero e vennero organizzati in strutture fisse, residenti nelle varie
capitali.  Il  loro  compito  era  quello  di  intavolare  trattative,
sigillare  o stracciare alleanze, volgendo a favore del proprio  stato
le situazioni politiche che via via si presentavano.
